Bologna, il virus corre su WhatsApp e ruba l’identità: ecco come

Una denuncia a settimana. L’allarme della polizia postale: “Non rispondete a messaggi da contatti che chiedono di digitare codici”

Bologna, 26 gennaio 2021 – In tempo di pandemia, i virus corrono anche su Whatsapp. La polizia postale lancia l’allarme per mettere in guardia gli utenti da una nuova insidia che viaggia sul sistema di messaggeria istantanea più diffuso. La media, stando ai dati in mano al compartimento bolognese, è di una denuncia a settimana. E il fenomeno è destinato a crescere. Tutto parte con un messaggio truffa e finisce con il furto di identità social della vittima, grazie al quale l’hacker riesce ad avere accesso anche a tutti i numeri presenti nella rubrica del malcapitato, così da poter diffondere, praticamente come una goccia che si allarga in una pozzanghera, il virus ad altri utenti.

Ma come funziona? E, soprattutto, come evitare di cadere in questo, ennesimo, tranello? L’iter dell’hackeraggio, di solito, si sviluppa così. La vittima riceve su Whatsapp un messaggio da uno dei suoi contatti con un codice. A questo punto, il contatto chiede alla vittima di reinviargli questo codice, perché ha perso le sue credenziali e quei numeri gli servono per poter sbloccare il suo account. In realtà, la persona che scrive non è l’amico, ma l’hacker che si è impossessato dell’identità del contatto e adesso cerca di carpirne altre. Se il malcapitato fa il tragico errore di rispondere, inviando il codice, il danno è fatto. Infatti, malgrado sia l’hacker a inviare il messaggio, non ne conosce il contenuto. E solo comunicandoglielo con una risposta, riesce a carpirlo. Con questo codice, reinstalla su un nuovo cellulare il profilo Whatsapp della vittima, che quindi dal suo telefono non riesce più ad accedere alla app di messaggistica. Accedendo ai contatti dell’hackerato, il giro ricomincia, all’infinito. L’ultima ondata di questo tipo di furti di identità si è verificata poco prima di Natale nel Bolognese e, quella che si sta verificando in questi giorni, rischia di essere ulteriormente insidiosa, perché al messaggio potrebbero far seguito anche telefonate da numeri stranieri. A cui non si deve rispondere. Considerato il sistema a catena, rintracciare i portatori di virus originali è praticamente impossibile. Ma qual è lo scopo degli hacker? Perché rubare delle chat? Come spiega la Polpost, i motivi possono essere due: da un lato, la spinta distruttiva, vandalica, verso tutto ciò che funziona, tipica della ‘categoria’; dall’altro, il fine economico. L’hacker può utilizzare il profilo per ricattare la vittima, diffondendone immagini compromettenti o conversazioni, allo scopo di ottenere un profitto.

Come tutelarsi? Come ricorda in ogni circostanza il dirigente della polizia postale Geo Ceccaroli, “con una sana dose di diffidenza. Non rispondendo a messaggi che contengano link o codici anomali. O magari, prima di farlo, sottoponendo il sedicente amico a un piccolo test, per capire se davvero si sta parlando con la persona che si crede”. E poi, come invece ha suggerito in più circostanze l’esperto delle truffe su Whatsapp della polizia delle comunicazioni Francesco Fratellanza, “impostando, sul proprio account di Whatsapp, alla voce ‘verifica in due passaggi’ un altro codice. In questo modo, il ladro di identità non riuscirà a installare su un nuovo cellulare il profilo della vittima, perché avrà necessariamente bisogno di questo ulteriore codice segreto. Che, ovviamente, non va diffuso in nessun modo”.
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Fonte: Il Resto del Carlino

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